Cara Laura Boldrini

Cara Laura Boldrini,
Leggo oggi su Repubblica (10 giugno 2016), a proposito della impressionante sequenza di omicidi di donne, la sua indignazione e il suo giusto richiamo perché “Dai politici alla Tv, ognuno faccia la sua parte”.
Mi permetta di obiettare.
In questo Paese, che lei chiama a mobilitarsi in tutte le sue componenti, politici e tv -ma io aggiungo intellettuali, opinionisti, scrittori, professionisti,ecc.- la loro ‘parte” , riguardo alla barbarie perdurante nella relazione tra i sessi, l’hanno sempre fatta, ed è stata quella di passare sotto silenzio per non dire di osteggiare apertamente, il pensiero, le pratiche, l’impegno volontario, nati da quasi mezzo secolo di femminismo.
All’occorrenza si è parlato di “silenzio del femminismo”, quando serviva per una qualsiasi causa politica che le donne scendessero in piazza. Ma per il resto si è preferito decidere che fosse “muto” o “defunto”, pur di non aprire uno spazio e dare voce all’ unica cultura che in Italia ha scavato e continua a scavare a fondo in un dominio del tutto particolare, come quello maschile, che passa attraverso le vicende più intime, come la maternità e la sessualità, e che forse proprio per questo vede perversamente intrecciati amore e potere, amore e violenza.
Non parliamo poi della marginalizzazione a cui vanno incontro i centri antiviolenza, come conseguenza del “Piano straordinario d’azione”, appena approvato, che li nomina a malapena, come servizi sociali, Terzi settore, e non come i luoghi che hanno esteso da decenni all’accoglienza e alla tutela delle vittime la pratica di ascolto che è stata dell’autocoscienza, la difesa dell’autonomia e delle consapevolezze nuove venute d movimento delle donne degli anni ’70.
E infine: se vogliamo che siano gli uomini a rendersi conto che questa violenza “li riguarda”, in quanto legata alla storia e alla cultura del maschile come “genere”, perché non dare la visibilità che meritano alle associazioni come “‘Maschile Plurale” che da decenni si interrogano sulla “virilità”, su ciò che gli uomini hanno da guadagnare e non solo da perdere dalla libertà delle donne?
Questa è la “parte”, l’assunzione di responsabilità che molte di noi, femministe di diverse generazioni, pazientemente rabbiosamente aspettiamo da tempo.
Lea Melandri

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