Politica: donne che non sostengono le donne

Perché in politica le donne non sostengono le donne portatrici di una diversa visione del mondo, non incline all’obbedienza e al servilismo di ogni genere?

Per pochi voti Anita Sonego già consigliera nella precedente amministrazione milanese, non sarà rieletta, nonostante abbia avuto l’apprezzamento e il sostegno di tante donne, associazioni femminili e realtà attivissime nel territorio, come ha sottolineato Nadia Boaretto nella lettera aperta a Basilio Rizzo.
Che non potesse avere l’appoggio del suo, come degli altri partiti della Lista Milano in Comune, potevamo aspettarcelo: Anita è entrata nei luoghi istituzionali della politica con le sue profonde convinzioni e il suo linguaggio, maturati in un lungo percorso nei movimenti femminista e lesbico. Lo ha fatto con coraggio, senza preoccuparsi di dispiacere, di essere considerata disobbediente e fastidiosa dal suo stesso gruppo.
E’ merito suo se per molte donne come me, che vivono in questa città da decenni, Palazzo Marino non è più solo una facciata. Siamo entrate in massa, abbiamo riempito con le nostre assemblee la pomposa Sala Alessi, abbiamo portato nel cuore del governo della città la problematica riguardante il rapporto tra i sessi in un modo inedito per un paese come il nostro che ancora lo tiene sotto silenzio. Per non dire che lo osteggia. Senza la mediazione di Anita, non ci sarebbe oggi a Milano una Casa delle donne, tavoli di trattativa e, soprattutto, un desiderio di partecipazione che molte di noi avevano perso.
Che questo suo straordinario impegno non potesse piacere a chi considera la res publica ancora un appannaggio maschile, come ho detto, si poteva immaginare.
La “delusione”, di cui parla Nadia, io la estendo invece al voto mancato di tante donne incapaci, evidentemente, di riconoscere il cambiamento culturale e politico che ha portato Anita per tutte e tutti: la priorità del conflitto tra i sessi –la critica al perdurante dominio maschile- rispetto alle logiche politiche tradizionali (“voto utile”, “fedeltà al partito”, ecc.), il valore, che va al di là del contesto locale, di una presenza che non si pone come rappresentanza del “genere femminile”, e tanto meno del femminismo, ma come portatrice di una visione del mondo non conforme a modelli
imposti, non incline all’obbedienza e a servilismi di qualsiasi tipo.
Le donne nella vita pubblica oggi sono molte, ma per scuotere l’ordine esistente non è il numero che conta quanto la forza e la combattività di pocheQuesta è la lezione politica che ci viene da Anita. Cerchiamo di ricordarcene.

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