Rossana Rossanda e Lea Melandri, da ”Lapis”

“… E mi pare senza senso rivendicare come una conquista l’orizzonte limitato che ci è stato imposto ». Davvero parla solo alle donne, la riflessione ininterrotta di Rossana Rossanda – qui in dialogo con Lea Melandri, in testi che andrebbero letti, o letti in nuova luce, oggi? Davvero “noi” uomini non ci sentiamo perlomeno in costante disagio, dopo avere occupato tutto lo spazio, e continuando imperterriti ad occuparlo, in buona sostanza?

Rossana Rossanda, “Il profondo e la storia”
(da “Lapis”, n.7 – marzo 1990)

Frammenti di un dialogo mai interrotto

“Da molte donne mi viene detto amichevolmente che no, perché corro nel tempo e nello spazio degli uomini, senza interrogarmi sull’essenziale che sarebbe il ritrovare -come dopo un lungo letargo in parte mortale in parte creativo- l’essere donna, la coscienza, l’identità, l’autonomia femminile. Lea mi ricorda che questo cercarsi è politico, ed è vero: e anche che se si fa questo non si può far altro (altro che per Lea esiste e pesa) perché tale ricerca impegna tutte le energie intellettuali ed esige un difficile distinguo fra quel che è femminile e quel che è stato introiettato come tale, ma non è -nel senso che è stato sovrapposto dall’esterno.
(…)
Qualche mese fa volevo tentare una riflessione su questi due o tre livelli dell’esperienza, tempi e spazi, dimensioni dell’essere femminile che, con Lea, credo una variante del rapporto non solo femminile dell’io al mondo. Volevo tentare di provare che la ricerca su di sè, è costretta a muoversi su due piani, il profondo e la storia perché anche gli archetipi e i simboli si formano in questo duplice livello, per cui l’identità continuamente urta, ma si alimenta del provarsi sul mondo. Anzi, diciamo la verità. Io penso che senza questo la ricerca riproduce l’illusione che siamo “fuori dalla storia”, mentre nessuno vi è fuori, ma molti e quasi tutte le donne sono stati messi fuori dai “luoghi di decisione della storia”. E’ diverso. E mi pare senza senso rivendicare come una conquista l’orizzonte limitato che ci è stato imposto.
(…)
L’autonomia femminile mi è parsa dunque non un ritiro in sé ma un intervento su quel che avviene mentre avviene, da un punto di vista diverso, ma deciso e ormai irriducibile al silenzio.”

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