Le lettere degli adoloscenti: ‘La mappa del cuore’ di Lea Melandri

Adolescenza

Un consiglio agli insegnanti che si interrogano su come affrontare nella scuola l’ “educazione di genere” o “l’educazione dei sentimenti”: leggere alcune delle lettere che gli adolescenti mandano ( o mandavano) alle rubriche di posta dei giornali.
Non sarebbe difficile capire che l’adolescenza è uno dei passaggi più esaltanti e insieme più dolorosi della vita di un maschio e di una femmina, costretti a incuneare i loro corpi e i loro sentimenti dentro ingabbiature identitarie astratte, quali sono state finora le “figure di genere”, a dare realtà ai sogni per consentire una qualche strada praticabile ai loro più inconfessabili desideri, a inventarsi una religione per dare voce all’incantesimo della musica e dei suoi miti.

Interrogativi, dubbi, richieste, che spesso fanno naufragio perché non trovano chi li raccolga, nella famiglia o nella scuola.

Scrive Francoise Lefèvre, nel libro “Il Piccolo Principe Cannibale” (Franco Muzzio Editore, 1993):

“Non è la stessa cosa scrivere che un treno passa o appoggiare i gomiti per ascoltare quel rumore che mi stringe il cuore da sempre. È per questa ragione che i cattivi maestri mi dicevano che ero disordinata. Avrebbero dovuto chiedermi perché quel rumore del treno evocava in me un tale strazio. Era il loro compito. Avrebbero dovuto farlo. Avrebbero dovuto farmi le vere domande. Questa parte segreta della mia infanzia rimane come un campo di solitudine. Così sciolta. Non avrò tregua finché questo campo non sarà seminato di tutte queste parole censurate nella mia infanzia. Perché, in fondo, le mie preoccupazioni da quel tempo non sono cambiate granché, sono le stesse cose che mi ossessionano. E è come per Sylvestre, la fine delle cose. Le vite che finiscono. Tutto ciò che si ferma di colpo e si distrugge. Tutto ciò che è così difficile da dire sulla tenerezza dei corpi. L’attaccamento. Il terribile. Lo spaventoso attaccamento, che sbocca inevitabilmente nello spossessamento. Era tutto quello che volevo esprimere da bambina. Invece di censurarmi, avrebbero dovuto lasciarmi scrivere liberamente.”

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