Annie Leclerc, “Della Paedophilia e altri sentimenti”, Malcor D’ Edizioni, Catania 2015.

Violenza sessuale
La ritorsione violenta, la gogna, contro gli aggressori non portano da nessuna parte, meno che mai su una questione come la violenza sessuale che ha ramificazioni diffuse nella famiglia nella scuola nella società e nei pregiudizi sessisti che tutti/e ci portiamo dentro. Quasi sempre senza rendercene conto.
Non è un caso che le analisi più coraggiose capaci di mostrarla in tutte le sue ambiguità e contraddizioni, di additarne le insospettabili parentele con la ‘normalità ‘, vengano dalle persone che l’hanno subita su di sé.
Tale è il caso della scrittrice Annie Leclerc e del libro postumo provocatoriamente coraggioso che ci ha lasciato sulla pedofilia, tanto diffusa, come sappiamo, quanto passata sotto silenzio.
La sorte toccata anche a questo libro, che ripropongo all’attenzione.

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Paedophilia e pedofilia: la stessa radice. Solo etimologica?

Il libro di una vita, uscito postumo, di Annie Leclerc, figura centrale del femminismo francese, passato non a caso sotto silenzio: un tema inquietante, una scrittura che nulla concede ai luoghi comuni, la lucida e insieme lirica analisi del fenomeno in cui più confusi appaiono amore e violenza, tenerezza e perversione.
Forse per questo: “il più diffuso, il meno contestato, il più straziante dei sentimenti. Ma al contempo “ il sentimento su cui meno ci si interroga e si riflette”.

Stralci:

“Paedophilia: dal greco pais, paidos, infante e philia, amore, attrazione, passione, ecc. Non c’è affatto l’idea di sesso nella formazione della parola. Ma quando si parla di ‘pedofili’ è solo questione di sesso e per niente d’amore. Risultato, manca una parola per dire questo: la gioia di vedere l’infante, questa emozione, questa adorazione abbagliante, questo rallegrarsi, perché è lui, l’infante, che delizia la coscienza, lo sguardo, l’anima. Nessuna parola per questo fervore così diffuso, possente ed evidente? Quale è il lupo che ha mangiato la parola?”

“Paedophilia sarebbe il più antico e il più attuale dei demoni che presiedono alla sorte degli umani. Si tenderebbe perciò ad ignorarlo, sia per la sua estrema evidenza, sia pe l’ambiguità delle sue manifestazioni (…) Ora, non solamente la identifico perfettamente quando si accosta a me e mi pervade, ma la riconosco senza la minima difficoltà dovunque si manifesti. La giovane puerpera, che accoglie per la prima volta tra le braccia il suo neonato e piange per l’enorme gioia; il padre che tiene teneramente sulle ginocchia il bimbo, leggendogli una storia, il vecchio su una panchina della piazza che osserva con un’aureola improvvisa di beatitudine i giochi dei bambini. Ma la riconosco anche all’opera nell’uomo grigio e solo che si attarda all’uscita delle scuole e inala fino allo stordimento, occhi semichiusi, l’odore della carne fresca in ondate che si frangono, in espansione, in profusione, in delirio di primavera.”

“Ciò che veramente credo, è che noi tutti apparteniamo a Paedophilia. Come regola generale Paedophilia dona la vita, il latte, la fiducia e le parole.
Ma capita che Paedophilia faccia tutto il contrario, che si ritorca contro la vita, seminando il terrore, il silenzio e la morte.
Se Paedophilia a grandi e piccini procura il bene più prezioso, talvolta fa il male più grande. E’ un incredibile mistero. E sfida talmente la coscienza che non si sa che dirne. Non è una colpa quella di provare Paedophilia. Tutto il mondo ci passa. E’ il più diffuso, il meno contestato, il più straziante dei sentimenti. Ma è al contempo il sentimento su cui meno ci si interroga e si riflette.”

p.s. Grazie a Luciana Piddiu e Giovanna Stancanelli per averlo scoperto e tradotto in italiano.

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