Laboratori di scrittura di esperienza. Alcune note illustrative

-riscoperta e restituzione di ciò che la storia, la vita pubblica, hanno considerato “altro da sé”, e quindi silenzioso, immutabile;
-col femminismo degli anni ’70, il narrare di sé beneficia di un’idea rivoluzionaria che sovverte antichi luoghi comuni: i nessi che ci sono sempre stati tra la Storia e le storie, tra la cultura e la vita.
-il testo è interrogato in presenza di chi lo ha scritto, attraverso un lavoro collettivo. La solitudine da cui nasce la scrittura va a collocarsi all’interno del rapporto con le altre/i; il narrarsi diventa un “fare e disfare”, un rileggersi attraverso gli sguardi altrui, uno svelamento continuo: “sogno e lucidità di analisi”.
-i testi diventano “pretesti” nel momento in cui, frammentati, si reimmergono nel tessuto di memoria corporea, psichica, da cui hanno preso le mosse. Lo sguardo, la voce, la scrittura delle altre/i favoriscono processi proiettivi –identificazione, differenziazione- aiutano ad attraversare il mondo interno con un occhio in più.
Si incrina l’idea di autenticità, unicità nella scoperta di un Sé abitato, contaminato da sempre da una sedimentazione di storie, linguaggi,sogni, ecc.
-soggettività e oggettività, senso comune e cultura alta, linguaggio dell’infanzia e linguaggi sociali tornano a confrontarsi e mescolarsi in un “salvifico bilinguismo”.
-è una scrittura che prende le distanze da ciò che ci è noto per scoprire in ciò che più ci è famigliare aspetti destinati a restare nascosti, impresentabili. E’ ricerca, esplorazione di tutto ciò che condiziona, influenza il pensiero e che in larga parte gli sfugge.
-è presa di coscienza che nel “privato” sono state confinate le esperienze più universali dell’umano, che negli “archivi” della memoria del corpo ci sono “tesori di cultura” da portare allo scoperto.
-è sopportare scritti “che rifiutano ogni forma, che sfuggono da tutte le parti, che si muovono come vogliono, senza che io possa dirigerli, nemmeno raccoglierli in una qualsiasi trama” (Franco Rella, “Figure del male”, Feltrinelli 2002)

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