Facciamo sinistra. Mi interessa, ma a certe condizioni.

“…La cultura politica nata dal femminismo è stata ostacolata o cancellata proprio da chi più aveva più interesse a farla propria per un impegno che non volesse mutilarsi di alcune delle ragioni essenziali dell’agire politico: la vita personale, la relazione tra i sessi, le problematiche del corpo e delle passioni che lo hanno come parte in causa. Oggi, questa materia considerata solo un ingombro della politica, è quella di cui si alimenta l’antipolitica. Si poteva evitare? Forse sì, se qualcuno dei tanti movimenti che hanno riempito le piazze in questi ultimi decenni, avessero fatto attenzione alla portata rivoluzionaria dello slogan “il personale è politico”, che è stata l’intuizione più radicale del movimento delle donne degli anni Settanta. La condizione per uscire dal senso di estraneità che per me è venuta crescendo in questi ultimi tempi, e tornare a immaginare che sia possibile “fare sinistra” insieme, uomini e donne, è che siano proprio quei principi su cui è mossa finora la sinistra, riformista o radicale, partitica o non partitica, a essere interrogati dal punto di vista dell’appartenenza di sesso e di un’idea di rivoluzione che è rimasta finora mutilata dell’unico cambiamento che potrebbe terremotare separazioni note -tra corpo e pensiero, sessualità e politica, natura e cultura, individuo e società-, e aprire la strada alla scoperta dei nessi che ci sono sempre stati tra un polo e l’altro.”

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2016 su facciamosinistra.blogspot.com, per leggerlo clicca qui

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