Psicanalisi e politica

Negli anni ’70 la psicanalisi ha fatto una breve incursione nella politica e l’effetto è stata la modificazione di entrambe: una psicanalisi capace di andare ‘oltre’ la ‘segregazione di un rapporto duale’, una politica portata alle radici dell’umano.
Marx e Freud non sono mai stati così vicini, in quanto esploratori dei ‘fondamenti’ della coscienza borghese, il primo a partire dalla crisi della famiglia, l’altro dalla nascita dell’industria.
Se Freud aveva visto emergere, al di là della barriera della coscienza, il corpo, i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue fantasie, con la critica alla coscienza borghese, una cinquantina di anni prima, Marx aveva disvelato “un altro rimosso, l’inconscio socieconomico” (Fachinelli).
Oggi, pur essendo saltati i confini tra privato e pubblico, si ha l’impressione che psicanalisi e politica, psicanalisi e economia, sia tornati a essere saperi opposti e complementari: da una parte l’individuo, dall’altra i rapporti sociali, da una parte la sessualità ridotta a pornografia e oggetto di consumo, dall’altra una cultura sempre più attratta da nuove mete tecnologiche. Ma può anche darsi che il “caotico mondo dell’antiragione” abbia preso il sopravvento e che si stia pericolosamente nuotando in un mare di inconsapevolezza.

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