Franco Rella, “Ai confini del corpo”, Garzanti 2012.

“Se si è costretti a parlare di “confini” tra corpo e linguaggio è perché abbiamo ereditato una visione del mondo dualistica: il corpo visto come oggetto da parte di un soggetto conoscente, una relazione ostile che si è trasformata in controllo, violazione e sfruttamento, ma che per questo non ha mai abbandonato la nostalgia per l’armoniosa riunificazione di ciò che la storia ha diviso. Dal momento che le condizioni materiali del vivere sono state identificate col sesso femminile, è attraverso il corpo della donna che l’uomo è andato cercando per secoli il mistero della sua esistenza, del nascere e del morire, della passione amorosa e della sofferenza. Scostandosi dall’“atto sacrificale” con cui si è affermato nelle civiltà esistenti il principio paterno − come principio spirituale che trascende le leggi della natura −, Rella porta allo scoperto una contraddizione evidente: non si può parlare, scrivere del corpo, senza interrogarsi sul soggetto conoscente, in quanto soggetto incorporato, sessuato, senza riportare su di sé l’interrogativo: “E io? E io e il mio corpo?”

Articolo pubblicato su minima&moralia il 22.01.2014, per leggerlo clicca qui

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