Donne e conflitto

La forza e l’originalità del femminismo è stata innanzitutto quella di creare forme di socializzazione inedite tra donne, in cui il conflitto era considerato non meno importante e vitale della solidarietà e della condivisione.
Per fare alcuni esempi:

-pensare e riflettere insieme ad altre a partire dall’esperienza di ognuna, confrontando diversità e somiglianze di opinioni e percorsi esistenziali;
-vivere come conflittualità portatrice di cambiamento e nuove consapevolezze quelli che erano stati contrasti, competizione, amore e odio, legati fino allora alle divisioni con cui l’uomo ha tenuto separate le donne;
– cominciare a pensarsi come individualità e non più come “genere”, un tutto coeso storicamente insignificante per quanto esaltato immaginativamente: da una parte la madre-materia, il nulla, l’assenza di senso, dall’altra la Dea, la Madre Patria, la Madre Chiesa, ecc.;
-critica all’emancipazionismo come ‘integrazione’ nell’ordine esistente –capitalista e patriarcale-, in qualità di ‘complemento’, ‘risorsa’, ‘valore aggiunto’, messa i produzione e redditività di quello che forzatamente le donne hanno dovuto considerare il loro unico capitale, l’unica moneta di scambio: il corpo, la sessualità, la maternità. In altre parole, doppio lavoro: il lavoro extradomestico, assimilato nelle forme e garantito (almeno formalmente) nei diritti a quello maschile, ma senza mettere in discussione la “funzione essenziale” della donna in ambito domestico (vedi art. 37 della Costituzione).

La foto è presa dal mio archivio personale.

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