‘Ho altro da fare’

‘Nel 1976 trenta donne del quartiere Affori di Milano, quasi tutte casalinghe, rivendicarono il diritto di poter anche loro accedere ai corsi di formazione per la licenza media delle “150 ore”, grande e faticosa conquista ottenuta dalla lotta operaia di quegli anni.’

‘La seconda è stato un workshop di sartoria organizzato dal collettivo artistico di attivazione urbana Landscape Choreography: nel fine settimana della “fashion week” milanese, sarà presentata l’etichetta di moda nata da questa esperienza, Senza peli sulla lingua. Un’occasione per le donne coinvolte di esprimere sui capi d’abbigliamento le proprie esigenze e ribellioni, troppo spesso represse: “Comprati un paio di mani”, “Amare non è un lavoro”, “Ho altro da fare”, si legge, in arabo e in italiano, sulle magliette.’

‘Da queste connessioni nasce una riflessione che allarga lo sguardo verso tutta la comunità, partendo dal “lavoro di cura come spazio dove ripensare la produzione e la riproduzione sociale“, tema al centro del dibattito che aprirà la due giorni di incontri venerdì 22 settembre e a cui parteciperà anche Lea Melandri, testimone della esperienza femminista delle “150 ore”.’

Articolo pubblicato su Pasionaria il 21 settembre 2017, clicca qui

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