A Elvio Fachinelli, nella ricorrenza della sua morte avvenuta a Milano il 21 dicembre 1989.

Psicanalista, geniale interprete della dissidenza giovanile degli anni ’70, e del rapporto tra psicanalisi e politica, individuo e società, biologia e storia, il suo pensiero e la sua pratica politica,
dal movimento non autoritario nella scuola alla rivista “L’erba voglio”, sono oggi di straordinaria attualità, come tentativo di portare la politica “alle radici dell’umano”, fuori dalla “rovinosa dialettica” che ha segnato finora lo sviluppo della civiltà.

Frammenti (di riflessione e buon augurio)

“La rivoluzione, come il desiderio, è inevitabile e imprevedibile, e non finirà mai di sconvolgere i custodi del terreno dei bisogni”.

“Solo un agire che riesca a trasferire su di sé la capacità di mutamento che è ora del sogno, potrà eliminare la necessità di quei sogni; un agire che spezzi la separazione tra sogno (impossibile) e realtà (più che possibile). Di qui, l’indicazione politica: per poter veramente lavorare con la gente, per poterla concretamente toccare, bisogna passare, e non è ironia, proprio attraverso i suoi sogni.”

“Le nostre idee, che ci augureremmo di sentire fischiettare la mattina dal garzone del fornaio, propongono comportamenti, modo di agire, anche insoliti, e questi movimenti reali, di tutto il nostro corpo, a loro volta criticano seriamente le nostre idee”.

“…per incontrare Edipo bisogna trovarsi sulla strada di Tebe; bisogna che l’analista costituisca in altri luoghi condizioni, possibilità, linguaggio dell’interrogazione analitica…L’ascolto analitico deve manifestarsi come capacità di percepire il negativo, l’irregolare, l’aritmico, le situazioni che, appena accennate, e quali che siano, rischiano di essere subito soffocate o, meglio ancora, inquadrate e funzionalizzate (…) in più, deve però anche manifestarsi come capacità e possibilità di interrogare i tentativi che, spesso in modo rozzo, elementare, disordinato, vengono continuamente sorgendo nella nuova generazione come risposta a nuovi problemi”.

“Il mondo che lo foggia (il mondo della madre-la madre come mondo) è un mondo corpo in continuazione con il suo, prima, poi comunicante con esso; un corpo che lo tocca, lo accarezza, lo nutre, lo fa sobbalzare, lo tratta con delicatezza oppure no, con esitazione oppure no; un corpo che gli comunica caldo, freddo, equilibrio, squilibrio, pressione, contatto, odori, ritmo, suoni(…) Quest’esperienza traccia alcune linee fondamentali nel bambino come corpo desiderante e comunicante, sulle quali si innesta poi l’universo del linguaggio. E’ questa una esperienza che, mentre a sua volta modella il bambino, presuppone quell’esperienza precedente; vale a dire: il simbolico presuppone quei privati simboli corporei”.

“Dal fondo del torpore, quasi dal sonno, un pensiero solitario (…). Dalla foresta appuntita delle difese non si esce. Ma invece accoglimento, accettazione, fiducia intrepida verso ciò che si profila all’orizzonte. Nausicaa, Ulisse. Le regge di Creta aperte verso il mare, senza difese (…) Anche per la scoperta freudiana fu così? Un’accettazione di qualcosa che veniva, in un certo senso, dall’esterno, dopo un estenuante brancolare? Bisognerebbe rileggere le origini della psicanalisi da questo punto (…) Il sogna osa generalmente più di quanto si permetta il sognatore da sveglio. Di qui l’idea di Freud di trasferire questo oltrepassamento alla coscienza vigile nella cura dei nevrotici. Il sogno testimonia di ciò che vuoi essere –ciò che puoi essere, allora”

Nella foto: con Elvio Fachinelli

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