‘Stai libera’

Dedicato alla donna che una volta mi disse “STAI LIBERA”, che mi ha legittimato a prendere distanza da lei come madre, che mi ha insegnato ad apprezzare il piacere e quando arriva a non dire mai che “è tardi”, ad amare il canto e il ballo… la vita, nelle sue ‘fatalita” e nelle sue sorprese.

“Ho fatto ballare le madri, ma non posso dimenticare che quando mia madre ballava,
io stavo seduta,
e che quando faceva l’amore,
io avevo appena finito di leggere. “

(da L.M., “Come nasce il sogno d’amore” )

Nella foto d’epoca: io e mia madre, Nerina Olivieri. Ho parlato sempre tanto di lei in pubblico, mi piace mostrare, adesso che non c’è più (la sua morte risale a una decina di anni fa) anche la sua foto. So che non le dispiacerebbe.

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Frammenti

Un “frammento” affettuosamente ripescato da Ina Macina, che bene esprime la felicità dei miei incontri baresi e la gratitudine a Francesca Romana Recchia Luciani per i rinnovati inviti al Festival delle Donne e dei Saperi, quest’anno più “rivoluzionario” che mai.

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da ‘Come nasce il sogno d’amore’

“Se vuoi fare l’amore e sul tuo letto c’è una donna ammalata o un poeta, ti vergogni di averlo persino pensato.
Ma io ho gridato tanto che al risveglio mi è mancata la voce.
Per chi ha sostituito il pensiero alla vita ogni piccola scossa, anche notturna, può sembrare un terremoto.
E ciò che di giorno si teme, non si sa se è il pensiero perduto, o quel segno di vita.
Finché la vicinanza è solo sognata, non possiamo sapere se qualcuno ci è accanto e a quale distanza.”
(Da L.M., “Come nasce il sogno d’amore”, Rizzoli 1988, Bollati Boringhieri 2002)

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Adolescente è il mondo (Aleramo)

L’onnipotenza dell’organizzazione sociale cresce sull’impotenza del singolo,
ogni forma di dominio su una consegna di schiavitù.
Così il bambino riaccende ogni volta le sue paure per potersi affidare a una madre,
e quando sente muoversi la libertà nelle sue gambe e nelle sue mani,
trema ancora di più e si finge bisognoso del calore ch sta per perdere.
Non ancora capace di far sentire la propria voce, l’ “l’infante” del mondo
Cammina per sentieri che altri hanno preparato per lui, ugualmente ignari
e inconsapevoli del traguardo ultimo di quella fatica.
Sulla gran via polverosa della civiltà cammina un uomo a cui una madre,
non si sa se premurosa o timorosa di perderlo,
ha dato piedi da bambino, perché nello smarrimento continuasse a cercare
braccia rassicuranti.
Se anche le sue opere lo hanno visto farsi grande e sovrastare il corpo
che lo ha partorito, il riposo e il compenso di tanto lavoro
conservano la dolcezza che hanno i giochi dell’infanzia.
Una tranquilla e serena minore età fa da velo alla storia di una specie
che non conosce ancora né nascita né morte,
e che se anche tiene fermo lo sguardo sopra il mondo, non può vederlo
perché ha occhi ciechi.
(da L.M., “Come nasce il sogno d’amore”, Rizzoli 1988, Bollati Boringhieri 2002)

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Schegge

L’onnipotenza dell’organizzazione sociale cresce sull’impotenza del singolo,
ogni forma di dominio su una consegna di schiavitù.
Così il bambino riaccende ogni volta le sue paure per potersi affidare a una madre,
e quando sente muoversi la libertà nelle sue gambe e nelle sue mani,
trema ancora di più e si finge bisognoso del calore che sta per perdere.
Non ancora capace di far sentire la propria voce, l’ “l’infante” del mondo
cammina per sentieri che altri hanno preparato per lui, ugualmente ignari
e inconsapevoli del traguardo ultimo di quella fatica.
Sulla gran via polverosa della civiltà cammina un uomo a cui una madre,
non si sa se premurosa o timorosa di perderlo,
ha dato piedi da bambino, perché nello smarrimento continuasse a cercare
braccia rassicuranti.
Se anche le sue opere lo hanno visto farsi grande e sovrastare il corpo
che lo ha partorito, il riposo e il compenso di tanto lavoro
conservano la dolcezza che hanno i giochi dell’infanzia.
Una tranquilla e serena minore età fa da velo alla storia di una specie
che non conosce ancora né nascita né morte,
e che se anche tiene fermo lo sguardo sopra il mondo, non può vederlo
perché ha occhi ciechi.

(da L.M., “Come nasce il sogno d’amore”, Rizzoli 1988, Bollati Boringhieri 2002)

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Infante è il mondo

“I malsicuri padroni e i malsicuri liberti si guardano con terrore, nostalgici gli uni del sicuro dominio, gli altri delle catene sicure. L’amore e l’aperta battaglia minacciano allo stesso modo la loro sicurezza”.
(Carlo Michelstaedter, “La persuasione e la retorica”, Adelphi 1982)

Come
La legge della sopravvivenza vuole che due esseri simili e ugualmente liberi debbano avere bisogno l’uno dell’altro per garantirsi la vita. Anche se il vincitore è il solo a poter affermare la sua individualità di fronte a un nemico divenuto “materia” e “cosa” per i suoi bisogni, come il padrone e lo schiavo essi sono costretti a restare uniti.
Per aver diviso astrattamente la proprietà della vita dalla potenza reale di crearla, due funzioni diverse e contrapposte si fanno complementari, e la disparità coperta dall’essersi indispensabili, sembra contare meno della convinzione che il distacco significherebbe per entrambe la morte.
La guerra che precede la spartizione dei campi e la distribuzione del potere sociale tra gli uomini è quella che vede il figlio trionfare sul corpo che lo ha creato per non doverlo temere e per conservarne i vantaggi. Tanto più necessaria quanto più capace di offrire nutrimento e piacere all’uomo che da lei dipende dominandola, la donna si rende indispensabile alla vita dell’altro, convinta di assicurarsi in questo modo anche la propria.
L’onnipotenza dell’organizzazione sociale cresce sull’impotenza del singolo, ogni forma di dominio su una consegna di schiavitù. Così il bambino riaccende ogni volta le sue paure per potersi affidare a una madre, e quando sente muoversi la libertà nella sue gambe e nelle sue mani, trema ancora di più e si finge bisognoso del calore che sta per perdere. Non ancora capace di far sentire la propria voce, l’ “l’infante” del mondo cammina per sentieri che altri hanno preparato per lui, ugualmente ignari e inconsapevoli del traguardo ultimo di quella fatica.
Sulla gran “via polverosa” della civiltà cammina un uomo a cui una madre, non si sa se premurosa o timorosa di perderlo, ha dato piedi da bambino, perché nello smarrimento continuasse a cercare braccia rassicuranti. Se anche le sue opere lo hanno visto farsi grande e sovrastare il corpo che lo ha partorito, il riposo e il compenso di tanto lavoro conservano la dolcezza che hanno i giochi di infanzia.
Una “tranquilla e serena minore età” fa da velo alla storia di una specie che non conosce ancora né nascita né morte, e che se anche tiene lo sguardo sopra il mondo, non può vederlo perché ha occhi ciechi.
(da L. Melandri, “Come nasce il sogno d’amore”, Rizzoli 1988, Bollati Boringhieri 2002)

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