‘Contro le donne nei secoli dei secoli’ di Silvia Ballestra

Coincidenze…che fanno piacere
Ieri ho conosciuto (di persona) alla libreria Versus di Milano Silvia Ballestra e oggi, casualmente trovo il suo libro nella mia libreria, altrettanto casualmente apro a caso e leggo la pagina che riguarda me e un caro amico, Stefano Ciccone.
Non ho resistito alla fatidica domanda di fb: “A cosa stai pensando?”.
Un saluto a Silvia Ballestra e grazie (in ritardo).

Silvia Ballestra, “Contro le donne nei secoli dei secoli”, Il Saggiatore 2006.

“…allora ha ragione Lea Melandri quando invita a riflettere su cosa accomuna la violenza degli uomini contro le donne e i bambini:

“L’elemento che più immediatamente li avvicina è che si tratta, in tutti e due i casi, di una violenza che va a colpire i più ‘deboli’, quegli stessi corpi che l’uomo (il maschio) ha pensato di dover proteggere, a garanzia della sua sopravvivenza, e coi quali si può dire che è stato ‘tutt’uno’: cioè il suo corpo-bambino e il corpo della madre. Ma, oltre che deboli, questi corpi sono anche carichi di seduzione sessuale che, conosciuta in una fase precoce della vita, è destinata a lasciare segni duraturi nelle fantasie, nei desideri e nelle paure della vita adulta, tanto più quanto più pesante è la maschera di ‘virilità’ di cui l’uomo è chiamato a rispondere dalla comunità storica dei suoi simili. La ‘fuga dal femminile’ è perciò presa di distanza non solo da un sesso diverso, ma anche da quella parte di sé -il bambino/figlio- che continua in qualche modo a farne parte, come rischio permanente di debolezza, dipendenza, effeminatezza, manipolabilità”.
(da “Liberazione”, “Chiedetevi: cosa è la mschilità”)

Perché se la distanza emotiva fra i singoli casi che sembrano riconducibili a ordinaria patologia e le dimensioni del problema espresse in numeri dettagliati continua ancora a distoglierci dal collegamento più nevralgico da effettuare, allora mettiamola così: la prima causa di morte e invalidità delle donne, nel mondo e in Europa, è per mano di partner, fratelli e padri violenti. Più della malaria, più degli incidenti stradali, più della guerra, più del cancro.
E i primi a esserne spaventati sono gli uomini. Interpellati al riguardo, sempre su “Liberazione”, si sono dichiarati scioccati.
Qualcuno dice che è una “guerra mondiale”.
Stefano Ciccone ha scritto un pezzo rivoluzionario: il dibattito riguarda il maschile! Verissimo: bisogna che gli uomini comincino a interrogarsi, riflettere sulla costruzione della loro identità di uomini.

“La violenza dell’uccisione rischia di farci dimenticare stupro, consumo del corpo femminile, sessualità ridotta a sfogo” –scrive. Insomma, da quel che mi risulta è la prima volta che si suggerisce di guardare anche dalla parte di chi mena di santa ragione. Bel suggerimento davvero, articolo che ho visto rimbalzare su e giù per la rete, segno che non sono l’unica ad averlo trovato interessante. Ma di questa chiamata a indagare un po’ meglio sul maschile, poi non ho visto tracce successive né sviluppi né risposte o nuovi contributi. I maschi per lo più tacciono e forse il loro maschile gli va bene così.”

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