Un titolo ad effetto su D La Repubblica

Un titolo che fa torto anche all’ articolo, per certi versi più articolato e contraddittorio.
Soprattutto un titolo profondamente diseducativo rispetto alla convinzione, oggi più condivisa che in passato, che la violenza maschile contro le donne vada affrontata attraverso processi formativi ed educativi fin dall’infanzia, sapendo quanto siano precoci i pregiudizi sessisti e razzisti derivanti dalla cultura che abbiamo ereditato da secoli di dominio maschile.

Quando si parla di “capire”, il riferimento non sono solo le ragioni “sociali e psicologiche” ma il portato di una ideologia che è stata per secoli il fondamento della nostra come di altre civiltà, della cultura alta, così come del senso comune.

È dentro questa cultura, che ha visto un potere -quello maschile- innestarsi e confondersi con le vicende più intime (la maternità, la sessualità), che vanno collocati e “capiti” i comportamenti violenti dei singoli o dei gruppi, con tutto il loro carico di patologia, responsabilità e storia.

Come spiegare altrimenti che molti uomini, anche giovani, intervistati, stando a quanto si legge nell’articolo, rispondono di non riuscire a “fare un collegamento tra sesso non consensuale e stupro”, che uno studente su quattro risponde che ” è colpa del desiderio”?
Non sarebbe forse il caso di cominciare a chiedersi che cosa è stato ed è ancora purtroppo, nell’immaginario e nella cultura di tanti uomini ( ma anche donne) quello che chiamiamo “amore” “desiderio”, “consenso”, ecc.?

Smettiamola soprattutto di confondere in modo così semplicistico “capire” con “giustificare”.

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