‘Non sanno’

“Ma poi sorge un altro dubbio, che da sempre mi accompagna, e che non troverà mai una risposta. Si può davvero insegnare a scrivere a scuola? Oppure si tratta di un’abilità che si apprende anche a scuola (all’inizio soprattutto, in minima parte nelle scuole superiori), ma che poi fondamentalmente si riesce ad acquisire perché si cresce in un certo contesto, perché magari in casa circolano anche dei libri e vengono pure letti e rimane addosso quel qualcosa da dire che prima o poi comparirà e permetterà di esprimersi con efficacia?”
(Andrea Giardina)
“Non serve aver letto Freud e il suo famoso saggio sulla negazione (Verneinung) per capire che invece è proprio così, la scuola; che a questo serve: ammortizzatore sociale.
Anch’io ne usufruisco con gratitudine da venticinque anni. Lo so che a molti potrebbe non interessare, ma dovrò pur mangiare, poco e parcamente, anch’io. Che diavolo potrei fare senza la cara, buona, vecchia scuola? Come sbarcherebbero il lunario tanti laureati e/o dottori di ricerca in Italia? E sono i più fortunati quelli che, in quella spietata lotteria ch’è la ricerca d’un lavoro in Italia, finiscono nella scuola.
Naturalmente non è affatto escluso che, a scuola, ci siano pure ottimi insegnanti che insegnano e eccellenti studenti che studiano, ossia persone che onorano il verbo di cui il loro nome è participio presente.” (Alessandro Banda)

Articolo pubblicato il 7.II.2017 su Doppiozero.com, per leggerlo clicca qui

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Sulla scuola

Quanti anni sono passati dalla Riforma che istituiva la NUOVA SCUOLA MEDIA “obbligatoria, gratuita, non selettiva”.
Era il 31 dicembre 1962, cioè oltre mezzo secolo fa!
E oggi si torna a parlare, tra dubbi e critiche, di una legge delega al vaglio dell’Esecutivo che prevede l’eliminazione delle bocciature nella scuola elementare, mentre nella scuola media continuerebbe a essere praticata in “casi eccezionali” (sic.!)
Un paese immobile, una discussione che torna invariata nel tempo: difesa della meritocrazia, declinata oggi più che sulle differenze di classe sociale, sulle diverse appartenenze culturali, linguisitiche, ecc.Cioè sulla crescente popolazione scolastica di origine straniera.

Fusioni chimiche armoniose – Carlo Michelstaedter, “La persuasione e la rettorica”

Carlo Michelstaedter, “La persuasione e la rettorica”(1910), Adelphi 1982
“Così quando due sostanze si congiungono chimicamente, ognuna saziando la determinazione dell’altra cessano entrambe dalla loro natura, mutate nel vicendevole assorbimento. La loro vita è il suicidio. Per esempio il cloro…se noi lo facciamo rinascere e lo mettiamo in vicinanza dell’idrogeno, esso non vivrà che per l’idrogeno. L’idrogeno sarà per lui l’unico valore nel mondo: il mondo, la sua vita sarà unirsi all’idrogeno…Ma soddisfatto l’amore, la luce anch’essa sarà spenta, e il mondo sarà finito per l’atomo di cloro. Poiché la presenza dell’atomo di idrogeno avrà fatto palpebra all’occhio dell’atomo di cloro, che non vedeva che idrogeno, e gli avrà chiuso l’orizzonte, che era tutto idrogeno. Il loro amore non è per la vita soddisfatta, per l’essere persuaso, bensì per vicendevole bisogno che ignora la vita altrui…S’afferma l’una determinazione nell’affermarsi dell’altra, ché ognuna vedeva nell’altra solo il proprio affermarsi. Il loro amore è odio come la loro vita è morte.”
“La loro degenerazione è detta educazione civile, la loro fame è attività di progresso, la loro paura è la morale, la loro violenza, il loro odio egoistico –la spada della giustizia. (…) Si son fatti una forza della loro debolezza, poiché su questa comune debolezza speculando hanno creato una sicurezza fatta di reciproca convenzione. E’ il regno della rettorica.”
Carlo Michelstaedter, “Epistolario”, Adelphi 1983
“Mamma mia, quando mi coprivi se avevo freddo, mi nutrivi se avevo fame, mi confortavi quando piangevo (…) dimmi, allora facevi questo come una bambina con la sua bambola, che può ripetere senza fine ogni giorno lo stesso gioco (…) Tu non mi curavi per potermi curare ancora in futuro -non mi curavi con la speranza ch’io ti rimanessi eternamente fragile e impotente oggetto di cure- ma anzi per non aver più da curarmi, perché io non avessi più bisogno che nessuno mi curi..”
Nessuno con maggiore lucidità di Carlo Michelstaedter, figura singolare di “fanciullo e profeta”, all’inizio del Novecento ha descritto, in quella che doveva essere solo una “tesi di laurea”, a cui fece seguito il suo suicidio a soli 23 anni, “l’uguale affanno di sopravvivenza che tiene insiem gli affetti famigliari e le relazioni sociali.
I suoi scritti dovrebbero essere in ogni biblioteca scolastica, soprattutto oggi che dalle alte cariche istituzionali (vedi Ministra Giannini, ma anche il Piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere, appena approvato) viene un insistente richiamo all’educazione dei sentimenti, dell’amore, delle relazioni tra i sessi, ecc.

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