“Le passioni di Lea”

a cura di Piera Nobili, Maria Paola Patuelli, Serena Simoni,
Longo Editore Ravenna, 2006.

Un seminario, un percorso di scritture e di amicizie,luoghi, origini ritrovate.

Dall’Introduzione delle curatrici:

“Un lavoro lento e ricco che è conservato nella sua pienezza con nastri registrati e sbobinature nell’archivio dell’Università degli Adulti di Ravenna. Ci siamo accorte subito, confortate anche dalla soddisfazione di Lea che ha condiviso con noi la gioia di ‘averla riportata a casa’, che l’incontro era produttivo e che in qualche modo si poteva procedere alla vendemmia.
Per vendemmiare abbiamo progettato il Seminario 2004-2005 come laboratorio di scrittura, che Lea ha introdotto con una lezione sulla ‘sua scrittura’. Le scritture dell’anno precedente e le nuove sono diventate oggetto di riflessione,di riconsiderazione, di scambio ulteriore fra le corsiste, e fra le corsiste e Lea, fino alla decisione maturata attraverso un intreccio di desideri convergenti di mettere definitivamente nero su bianco, trasformando in menabò condiviso l’itinerario compiuto.
Ai primi due anni di lavoro, se ne è aggiunto un altro, fatto di aggiustamenti e scelte definitive. Lea ci ha fatto il dono di scrivere con noi, recuperando la conferenza pubblica del 2004, la sua lezione introduttiva al laboratorio di scrittura e una sua riflessione di sintesi dopo l’intero percorso, ricambiando così le nostre scritture a partire dal suo pensiero. Un ‘partire da sé’ ce ha sollecitato scritture ‘soggettive’ d’esperienza o riflessioni teoriche. In ogni caso è stato un mettersi in movimento.
Siamo forse in contraddizione volendo fermare in un libro quella che è stata un’esperienza ‘mobile’, un percorso e uno scambio? Le parole dette sono state molte di più di quelle qui pubblicate: un iceberg ‘caldo’ con una piccola punta. Ci è piaciuto mostrarla per poterla così mettere al sicuro dall’oblio sempre in agguato: sottrarre al silenzio.”

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Divagazioni

Divagazioni
Paese nativo e paese di elezione.
Quale il luogo della nostalgia e del ritorno?
Gli alberi, le fioriture primaverili, le macchie gialle del grano, le sponde di un canale e persino i campi arati, non hanno mai smesso di commuovermi, di raccontare, attraverso parole inarticolate e subito respinte, di altre ben più precise sensazioni e sentimenti ormai sepolti, come la vecchia cascina abbandonata tra moderne costruzioni industriali, dentro una pietosa coltre di rampicanti.
Ma quando ho voluto ritrovare la natura, ho cercato paesaggi molto diversi da quello a me noto: le Dolomiti splendenti di neve in inverno, e, nel pieno calore dell’estate, le rocce striate di rosa e di bianco, i fondali verde-azzurri dell’isola di San Pietro (Carloforte). Paese di elezione, unico sogno di armonia riuscito, amore che si rinnova con immutata intensità a ogni inizio estate.
Chi può dire dove e quale sia per ogni singola vita il luogo della nostalgia e del ritorno? Una grotta corrugata da onde instancabili, abissi marini particolarmente luminosi, muovono tempeste inaspettate di pensieri, evocano drammaturgie senza tempo, che ci sono inconsapevolmente famigliari. All’opposto, le pietre di una casa mangiate dal tempo, dall’incuria e dalla voracità delle piante selvatiche, mandano un’eco sbiadita, impercettibile, dei corpi, delle voci e delle passioni che l’hanno abitata per un tratto non breve di anni.
L’armonia che altri ha cercato nel sogno d’amore alita per me intorno alla figura bianca e silenziosa del traghetto che mi porta da trent’anni a Carloforte: felicità di ritorni e riprese legati in sintonia come l’ora serale che vede aprirsi il fiore del cappero e chiudersi quello dell’ibisco.
(Da Le passioni di Lea, a cura di Piera Nobili, Maria Paola Patuelli, Serena Simoni, Longo Editore, Ravenna, 2007)

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