Dedicato alla LUD

Questo post è dedicato alla LUD la cui durata trentennale molto deve alla capacità di “riprendersi”, “rileggere” la propria storia, aprirsi verso il possibile di ciò che appare in un dato momento “impossibile”.

“La ripresa non è né sottomessa e passiva come il ricordo ne’ ignorante e casuale come la speranza. Non è bloccata, gravata dal peso del passato, e nemmeno inconsistente e versatile in quanto proiettata a piacere nel futuro (…) la ripresa deve essere colta come un ‘ricordare in avanti’.
(…)
Si può dispiegare passo dopo passo la propria libertà -che non è concessa in un sol colpo- attraverso inflessioni sempre più risolute, riflesse a partire dalla vita passata; oppure ci si può compiacere ingenuamente nell’illusione di scegliere senza essersi dotati della capacità di farlo.
(…)
Le nostre vite, infatti, si misurano in base alla capacità non tanto di sopportare le disgrazie che le colpiscono dal di fuori, in conformità al noto modello stoico, quanto di tenere gli occhi il più possibile aperti sul negativo interno alla vita stessa attivando contestualmente la vita. E senza compensazioni e sostituzioni. Da qui discende la lucidità, che costituisce il punto di appoggio per il rilancio della vita e la ‘possibilità’ di una seconda vita.

Per potere una mattina, finalmente, quando scosto la tenda dalla finestra, quando guardo la finestra di fronte e la strada, cominciare a vedere levarsi, dal fondo della notte, ciò che può essere un mattino. Un mattino ‘in più’, ma che emerge dal mondo, pur procedendo dal mondo, tale come non l’avevo mai visto”.

(Francois Jullien, “Una seconda vita. Come cominciare a esistere davvero”, Feltrinelli 2017)

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Festeggiamenti per l’anniversario del trentennale della LUD (1987-2017)

Se trent’anni vi sembrano pochi…

Al centro e condivisa c’è sempre stata la nostra “autonomia”, la volontà di costruire un sapere e un linguaggio liberi da gerarchie e norme precostituite, il desiderio di ricollocare il pensiero dentro la storia del corpo.
Questo ha voluto dire assumere il “partire da sé”, la pratica dell’autocoscienza nelle sue implicazioni più profonde, come punto di vista da cui interrogare i saperi, i poteri, le istituzioni della vita pubblica.

“Una geografia
non una genealogia
paesaggi inquinati
ma dove può nascere
movimento e libertà”.

( “Lapis. Percorsi della riflessione femminile”)
1987-1997)

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