Carloforte

Quando i sogni sfiorano la loro realizzazione.
Carloforte. Isola di San Pietro

“Potrei dire, con le parole di una bella canzone carlofortina: “isola verde, smeraldo in mezzo al mare, ti ringrazio di avermi fatto innamorare”, “faremo parte di te”, “invecchieremo con te”.
Come ho detto e scritto più volte, Carloforte è il mio sogno d’amore riuscito, l’unico ma perfetto e duraturo quanto può durare una vita. So bene che la felicità, l’armonia perfetta tra corpo e pensiero, la sintonia con la natura, la meraviglia del ritrovare scogli, fondali che conosco più delle strade del paese, sono legate al fatto che qui io vengo solo nel tempo estivo, fuori dalla quotidianità di sempre. Ma il sogno è parte essenziale delle nostre vite: le acque limpide e cristalline sono, nella memoria del corpo di tutti gli umani, il segno più duraturo che lasciano le acque materne in cui siamo nati. La magia di quest’isola è che le acque cristalline qui ci sono, il sogno si avvicina alla realtà. Di questa straordinaria felicità di natura i carlofortini sono consapevoli e lo hanno espresso a più riprese nelle loro canzoni, nell’orgoglio di appartenere a un luogo privilegiato, di particolare bellezza naturale.
Forse è questa consapevolezza e questo orgoglio a renderli padroni della loro isola, non inclini a sottomettersi e a servire. Noi siamo ospiti e, si spera, riconoscenti di godere per alcuni mesi all’anno di questa felicità.
Non nascondo, nel mio legame con Carloforte, la parte che hanno avuto il mare, le rocce, i fondali, le albe e i tramonti rosa, la macchia profumata di mirto e rosmarino. Ma non è secondario l’aver trovato qui un paese di elezione. Anche in questo caso è stato un amore a prima vista.
Ciò che mi colpì, nel 1975, l’anno della prima vacanza femminista in Italia, fu non solo l’orgoglio dei carlofortini, ma la tolleranza o la libertà che dimostrarono di fronte a un fatto nuovo, inaspettato: tante donne, il nudismo, e nessun gesto di violenza o anche solo di contrarietà. Non mi ha meravigliato scoprire in seguito che Carloforte è stata per alcuni mesi, alla fine del ‘700, “isola della libertà”, e che ha avuto la prima costituzione repubblicana in Italia, dettata dal Buonarrotti. Per me, per tutte le amiche e gli amici che ho invogliato a venire qui e a tornare fedelmente, lo è tutt’ora: un tempo, sia pure limitato, di felicità personale e sociale che si ripete ogni anno, fatta di contemplazione solitaria e di incontri festosi.”

(da “Quaderni Tabarchini”, n.3, Associazione culturale Saphyrina, Carloforte.
L.M, “Tèra de sogni, de liberté”. In occasione del conferimento della cittadinanza onoria)

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Foto di Patrizia Pierallini

Divagazioni

Divagazioni
Paese nativo e paese di elezione.
Quale il luogo della nostalgia e del ritorno?
Gli alberi, le fioriture primaverili, le macchie gialle del grano, le sponde di un canale e persino i campi arati, non hanno mai smesso di commuovermi, di raccontare, attraverso parole inarticolate e subito respinte, di altre ben più precise sensazioni e sentimenti ormai sepolti, come la vecchia cascina abbandonata tra moderne costruzioni industriali, dentro una pietosa coltre di rampicanti.
Ma quando ho voluto ritrovare la natura, ho cercato paesaggi molto diversi da quello a me noto: le Dolomiti splendenti di neve in inverno, e, nel pieno calore dell’estate, le rocce striate di rosa e di bianco, i fondali verde-azzurri dell’isola di San Pietro (Carloforte). Paese di elezione, unico sogno di armonia riuscito, amore che si rinnova con immutata intensità a ogni inizio estate.
Chi può dire dove e quale sia per ogni singola vita il luogo della nostalgia e del ritorno? Una grotta corrugata da onde instancabili, abissi marini particolarmente luminosi, muovono tempeste inaspettate di pensieri, evocano drammaturgie senza tempo, che ci sono inconsapevolmente famigliari. All’opposto, le pietre di una casa mangiate dal tempo, dall’incuria e dalla voracità delle piante selvatiche, mandano un’eco sbiadita, impercettibile, dei corpi, delle voci e delle passioni che l’hanno abitata per un tratto non breve di anni.
L’armonia che altri ha cercato nel sogno d’amore alita per me intorno alla figura bianca e silenziosa del traghetto che mi porta da trent’anni a Carloforte: felicità di ritorni e riprese legati in sintonia come l’ora serale che vede aprirsi il fiore del cappero e chiudersi quello dell’ibisco.
(Da Le passioni di Lea, a cura di Piera Nobili, Maria Paola Patuelli, Serena Simoni, Longo Editore, Ravenna, 2007)

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