Non una di meno, 25.11.2017

Il Piano di NUDM è la sfida ambiziosa radicale a un modello di civiltà che ha avuto per secoli il sessismo come matrice di tutte le forme di dominio, di espropriazione e di sfruttamento che la storia ha conosciuto.
È la convinzione profonda, maturata dal lungo percorso individuale e collettivo del femminismo, che “un altro mondo è possibile”.

Leggi l’articolo di Giacomo Pisani, pubblicato il 23 nov. 207, clicca qui

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Verso il 25N

La grande determinazione e forza.

”A distanza di un anno, il 25/11/2017, Non Una Di Meno porterà di nuovo in piazza non solo i corpi di migliaia di donne ma anche un’elaborazione collettiva nazionale, una proposta politica, un piano femminista dal basso, un piano d’azione concreta e ragionata, per affrontare la violenza di genere e attaccarla sino alle sue radici. Certo, avendo convocato un grande corteo nazionale, la sfida che ci si pone di fronte è altrettanto grande, ma crediamo che manifestare a Roma, la sede delle maggiori istituzioni italiane, sia un segnale importante: non ci fermeremo finché ogni riga del nostro Piano non verrà applicata, finché non si smetterà di fare profitto, violenza e ingiustizia sui nostri corpi e sulle nostre vite.”

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La redazione di dinamopress.it

“Queste trasmissioni vanno in onda quotidianamente, condite dei peggiori stereotipi, in cui machismo, sessismo, beceri luoghi comuni si fondono con un razzismo sempre più dilagante. Intrecci di genere, razza e classe sociale giocati ancora una volta sui corpi delle donne. Quante migliaia di persone sono costrette a vedere una televisione pubblica e a pagare un canone per questi programmi? Non si tratta solo di trash per gareggiare con gli ascolti di altre emittenti, ma di veicolare messaggi, si tratta di un arretramento culturale che avanza sempre di più. La violenza sulle donne è un fenomeno strutturale, lo sappiamo e continueremo a dirlo, perché si annida anche nel quotidiano, perfino in “innocui” programmi televisivi, vive nelle nostre relazioni, sui posti di lavoro, e nei media, appunto.”

Articolo pubblicato su dinamopress.it il 20.III. 2017, link

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‘Who run the world? Girls!’

“Questo movimento conserva memoria e se ne fa forte. Ma non ha né madri né, tanto meno, padri e assume fino in fondo le pratiche femministe, quelle che rovesciano le forme della politica classica e dunque maschile; quelle, cioè, che non passano per l’autorità, la leadership e la rappresentanza, che non rivendicano diritti proprietari, di veto o di primogenitura sulle lotte, né accampano pretese in base a presunte quote azionarie fondate sul numero degli iscritti, se non dei follower.”

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Noi «divise», gli uomini «compatti» al potere. Ma qualcosa è cambiato

“Il rimprovero che viene fatto alle femministe è la facilità con cui i loro gruppi continuano a «dividersi, frammentarsi, disgregarsi», allontanandole dall’obiettivo di una presenza paritaria in politica. Ciò di cui le donne mancherebbero, per incidere sulla vita pubblica come forza collettiva, sarebbe la «coesione» e la «compattezza» che ha permesso agli uomini di conquistare potere e di spartirselo. Il prezzo, così come viene solitamente descritto, ricorda l’aspetto più deteriore della politica maschile: risparmiare o rinviare a migliore occasione la critica, anche quando si è in disaccordo, sostenere candidati del proprio schieramento anche quando non li si considera idonei al loro ruolo, limitandosi a «detestarli silenziosamente», rinunciare alla «schiettezza» e alla voglia di esprimere le proprie emozioni, mantenere la distanza «tra l’amore e la civile convivenza». Non si può non restare perplessi di fronte a un’idea di convivenza che sembra tutto fuorché «civile», fatta di reticenze e odi mascherati, ma soprattutto di compattezze costruite sull’irrigidimento di fedeltà e appartenenza, che come sappiamo hanno sempre avuto come contropartita l’esclusione dell’altro, del diverso, vissuto come un pericolo per l’integrità del gruppo.”

Articolo pubblicato il 22.XI.2016 (ultima modifica, 24.XI.16, 11.47 su la27ora, 27esimaora.corriere.it, per leggerlo clicca qui

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‘Storie e contraddizioni da superare nella giornata contro la violenza sulle donne’

“Il 26 novembre si terrà a Roma una manifestazione promossa da una vasta rete nazionale i cui slogan “Io decido”, “Non una in meno” dicono della rabbia crescente di chi ha sopportato troppo a lungo gli ostacoli frapposti alla propria libertà, al proprio piacere – dalla violenza manifesta alle pressioni psicologiche, alla condanna morale. Non sarà un caso che con tanta tempestività papa Bergoglio conceda a nome della chiesa il perdono alle donne che abortiscono, considerate “assassine” da tutte le religioni e da tanti “rispettabili” governi del mondo. Si può dire che le folle oceaniche che si sono viste negli ultimi tempi colorare le piazze, dall’Europa all’America Latina, hanno lasciato il segno. Ma chi “perdonerà” gli uomini per aver imposto con un asservimento violento la loro sessualità procreativa, costretto le donne a mettere a rischio la loro vita, prima per assecondare i bisogni e desideri altrui, oggi per affermare i propri?”

Articolo pubblicato sull’ ‘Internazionale’ il 24.XI.2016, per leggerlo clicca qui 

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‘Non smetteremo di colorare le piazze’

‘La grande manifestazione delle donne di sabato 26 (#Nonunainmeno) contro la violenza e il dominio maschili ha radici antiche, nessi evidenti con i movimenti che negli ultimi mesi hanno sorpreso molti paesi e un futuro prossimo fatto di ribellioni nella vita di ogni giorno. “È stato necessario, e lo è ancora oggi, che nelle piazze tornassero a manifestare per iniziativa di collettivi, gruppi femministi e lesbici – scrive Lea Melandri -, generazioni di donne che non hanno mai smesso dagli anni Settanta di portare l’attenzione su un dominio particolare, fondamento di tutte le forme di oppressione finora conosciute e, allo stesso tempo, così sfuggente da confondersi con le relazioni più intime…”. In questa pagina alcune foto delle manifestazioni di donne in Argentina, Irlanda e Polonia. La prima foto e quelle in coda sono del 26 novembre a Roma (ringraziamo le lettrici e i lettori che le hanno messe in… Comune in rete).’

Articolo pubblicato su Comune-info.net il 24.XI.2016, per leggerlo clicca qui