Non una di meno, 25.11.2017

Il Piano di NUDM è la sfida ambiziosa radicale a un modello di civiltà che ha avuto per secoli il sessismo come matrice di tutte le forme di dominio, di espropriazione e di sfruttamento che la storia ha conosciuto.
È la convinzione profonda, maturata dal lungo percorso individuale e collettivo del femminismo, che “un altro mondo è possibile”.

Leggi l’articolo di Giacomo Pisani, pubblicato il 23 nov. 207, clicca qui

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Non Una di Meno-Milano Grazie a Saura Effe -Report Tavolo Educazione 10.04.17

 

Elena :
Il femminismo e l’educazione al genere è una postura e non una materia da aggiungere alle altre.
Si tratta di vedere tutta l’educazione attraverso la lente del femminismo.

Marina:
Formazione e autoformazione; laboratori con gli adulti di scrittura di esperienza nelle aziende ‘memory work’. Qualcosa che parta dalla propria esperienza – e partendo dalla esperienza fare allora teoria.
Regione Lombardia propone una educazione sessuale sulla falsa riga del ‘io ti dico come si deve fare’.

Lea:
non si tratta di una materia. Consapevolezze nuove, rileggere la storia e tutte le civiltà che comprenda il rapporto di potere tra i sessi (razze, classi etc.) Rileggere tutto – visto che non viene fatto.
Serve autoformazione di chi diffonde i saperi – che tra l’altro sono al novanta per cento delle donne, paradossalmente. Ambiguità del femminile: la donna, in cattedra ha un posto di potere ma al contempo è svilita perché in quel sapere non è presente. Un corpo che disciplina solo altri corpi perché la prima educazione è quella del corpo, è il primo disciplinamento. Portatrici di una cultura che porti allo scoperto la questione del potere nel rapporto tra i sessi. Materiali che arrivano dalla cultura femminista e fare in modo che arrivino nel mondo dell’educazione. Ripensare i parametri della ricerca. Il partire da sé è una pratica e non una mancanza di oggettività alla ricerca, ma anzi, un valore aggiunto.
Condurre i ragazzi in una scrittura di esperienza; i saperi delle donne, le donne sapienti, gli scritti entrino in qualche modo nell’educazione. Promuovere un ciclo di incontri su questi scritti di donne sapienti – Laura Le Petit, Carla Lonzi; esigenza di fare degli incontri, fornire delle bibliografie relative all’aspetto pedagogico della formazione etc, sia per quanto riguarda i testi pubblicati adesso – coraggiose case editrici per bambini che son state molto contrastate. Cosa si può fare per contrastare la crociata contro il gender.

Annalisa:
Il linguaggio dell’immagine più rapido di quello verbale. Fare info-grafiche per trasmettere contenuti. Unicità di ognun@, partire da sé non solo verbalizzando. Attenzione al rapporto corpo-mente.
Isadora:
cerchiamo l’obbligatorietà nei documenti ufficiali a cui aggrapparci per entrare nelle scuole. Reperire materiali è difficile sia da parte degli insegnanti e da parte degli studenti e delle studentesse. Anche qualora lo vogliano fare il materiale è faticoso da cercare. Libri di testo – è da quarant’anni che non si fa una revisione dei libri di testo delle scuole. Art 4 buona scuola + progetto polite, l’ultimo. Le pari opportunità si autocertificano sui libri di testo proprosti dal miur. Commissione sui libri di testo commissione di femministe, dipartimento di studi di genere che ogni università dovrebbe avere e rilasciare certificazione.
Riscrittura di un libro di testo – non tanto come materiale ma come critica per evidenziare come e quanto manca ad arrivare a quello che vogliamo. Otre a rimarcarne il fatto che nelle università non ci sono sportelli antiviolenza e sanitari, mancano anche organi a cui riferirsi se un insegnamento non rispetta la donna.
Sondaggio sul docente e sull’insegnamento. Sei stata molestata? Come è insegnata, in che modo son stati trattati, che linguaggio? Richiediamo che venga inserita questa domanda. Soggetti informali come noi che entrano nelle scuole. Rete che svolga questo ruolo e riconosciuta a livello nazionale – le scuole attingono all’albo informale messo assieme. Per evitare che un associazione o un collettivo possano entrare in una scuola e avere dei problemi nell’ingresso. Forza e legittimità. Linee guida nei contenuti e nei principi.
Non accreditate da una istituzione ma essere accreditate da noi.
Attenzione ai centri antiviolenza che non sono mai istituzionali e non possono essere nelle università in questo senso non possono essere formalizzate in altro modo. Creare percorsi che portino alle ragazze a rivolgersi al centro antiviolenza in uno spazio suo che non è quello dell’università.
La violenza avviene in università – sportello di riferimento per le violenze prettamente universitarie.

Maria:
libri di testo e revisione. Pochissime figure femminili, mancanza della presenza nella storia sollevata dal discorso femminista. Manuale o infografica. Laboratorio sul reperimento delle figure femminili. Arrivare alle case editrici – i libri controllati dal ministero dell’istruzione – un gap tra le donne che scrivono manuali e quello che scrivono. Risanare questo gap. 1 donna su 10 soprattutto nella storia. Film, documentari in cui esiste il discorso della lotta, dei diritti etc. Consigliare liste di film nelle scuole.

Sabrina:

il punto dell’eliminazione delle differenze di genere – e di ruolo – contraddittorio ma secondo me no.
E’ giusta l’eliminazione del ruolo di genere ma contemporaneamente a passare l’idea che il genere non sia binario. Come fare a rimanere in equilibrio, tra l’eliminare le differenze e tenere conto della pluralità.
Attenzione all’espressione ‘differenza di genere’ perché differenza evoca il femminismo della differenza – ruolo maschile e femminile. Specifichiamo sempre cosa intendiamo per evitare fraintendimenti.
Nadia:
Ex insegnante- le donne insegnanti si possono conquistare perché infondo stiamo parlando della loro realtà. Senza approccio cattedratico o manualistico perché scoraggi. Bisogna trovare delle tecniche per mantenere l’attenzione e tenerla alta; tecnica del teatro – si possono creare delle situazioni in classe di rapporto mente, gestualità e corpo. Livin’ theatre, comicità al femminile. Il teatro finzione ma tira fuori quello che si è veramente. Si unisce lo spirito interiore e il movimento del corpo. Insegnanti, seminari, corsi, inviti a trovarsi, ascoltando molto quello che hanno da dire anche loro – diversi i giovani di oggi – potrebbe essere una buona cosa.
Silvia:
Intrecci tra tavoli – alternanza scuola lavoro ne parla anche il tavolo lavoro, intrecciare i due tavoli
Molestie – uscito anche sul tavolo del lavoro; non si sa mai a chi rivolgersi. Denuncia ma a chi, dove e come? Con quali conseguenze? Avvocato, chi quale e quanto costa? Enorme solitudine di tutte e la mancanza di appigli a cui aggrapparsi. A scuola, all’università e al lavoro.

Stefania:
Multistalker in azienda; hanno trovato l’opportunità di parlarne solo quando io e cristina siamo andate a parlare nei posti di lavoro.

Cristina:
le giovani donne sanno cosa fare quando stanno vivendo un disagio. Il problema è che non sempre sanno identificare il disagio. Sono molto brave nel fare ricerca e nel trovarci. Ospiti giovani infatti nelle nostre case segrete.
Processo di autocoscienza, metti in comune la tua esperienza, l’ammetterlo tra donne, momento di grande forza, che è avvenuto in quella azienda di cui parlavate. Spazi nostri anche in sessismo nei movimenti. Spazi solo nostri appunto, come momento di tirar fuori per poi rientrare nei nostri spazi sociali.
Sabrina
Come facciamo a come portare questa cosa e a farla rispettarla? Obbligo e sanzione?
Chi accredita chi nella scuola e a entrarvi?
Doppiamente pericoloso; La questione dell’obbligatorietà è buona ma come posso avere un potere contrattuale forte? Può diventare una trappola anche per me – devo saperla gestire. Dove metto il confine sulle questioni anche del femminicidio. Obbligatorietà – istanza a cui mi demando ma se non ho una contrattualità forte mi potrebbe imprigionare.
Proposte fattuali:
Manuali, libri di testo, ebook, infografiche, alternanza scuola lavoro aziendalizzazione, ricerca e sapere accademico, metodo di studio, sortello\ info point\ universitario, linguaggio, autoformazione, albo delle associazioni di riferimento, teatro laboratorio per partire da sé, scrittura, perseguibilità dell’obbligo, valorizzazione della valorizzazione della differenza delle differenze, tema macroscopico della donna nella scuola ambiguità del corpo femminile in scena (vedi il resto per organizzare tutto per punti), film, uomini presenti sin dagli asili nido. Aspetti salariali ed economici. Scrivere manuali, scrivere E-Book di supporto per i docenti. Opuscolo che si prepara con esempi per contrastare l’educazione binaria. Alternanza scuola lavoro – eticità attivazione stage nei centri antiviolenza e in luoghi del sapere femminista anziché da Mc Donalds. Dipartimento Autonomo degli Studi di Genere – non da soli ma con molte altre teste per produrre ricerca e studi. Ragionare sulle differenze anche tra aree per proporre ricerca appunto.

‘Non una di meno in Italia: un movimento intersezionale?’

“L’obiettivo di un’analisi intersezionale della realtà è nominare il mutuo costituirsi di rapporti di potere strutturali come genere, razza, classe e sessualità e incidere su di essi per realizzare una maggiore uguaglianza sociale. Si tratta di un obiettivo politico. Ci sembra importante chiedere: perché il termine intersezionalità è così ricorrente in questo momento?”

Articolo di Miriam Tola e Valeria Ribeiro Corossacz pubblicato su Dinamo il 20 aprile 2017, clicca qui

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Oggi (10 aprile 2017) alla Libera Università delle Donne di Milano

“Ma la scoperta o la presa di coscienza più importante per chi cominciava allora il suo insegnamento, era l’aprirsi di una prospettiva nuova: partire dall’esperienza di ognuno, riportare dentro le aule la vita in tutti i suoi aspetti, creare le condizioni per poterla raccontare farne oggetto di riflessione insieme agli altri. Voleva dire legittimarsi a portare allo scoperto tutto ciò che era rimasto fino allora ‘il sottobanco’,
dare voce al “ragazzo vivo”, contrapposto al “ragazzo scolastico”, per usare l’espressione di uno dei miei allievi della scuola media di Melegnano.
In sintesi, le acquisizioni più importanti si possono così riassumere:
-Messa in discussione dell’astrattezza del soggetto che parla attraverso la storia e la cultura, tradizionalmente intese, soprattutto quella scolastica dei manuali; un essere scorporato –non di fatto ma nel modo di percepirsi, di rappresentarsi-, rispetto ad alcune delle condizioni materiali, inalienabili dell’esistenza: l’eredità biologica e psichica, le condizioni sociali ed economiche, le potenziali espressive che passano attraverso il corpo, ecc.
-Necessità di interrogare la vita personale –le vicende riguardanti l’infanzia, i sentimenti e i sogni che restano nascosti nel mondo interno di ogni singolo-, nella convinzione che nel vissuto di ognuno ci sia una parte importante di storia non scritta, ancora da indagare.
-La convinzione che questi interrogativi non riguardassero solo i soggetti in formazione, gli allievi, ma prima di tutto gli adulti, uomini e donne.
(L.M., “Corpo, individuo e legame sociale. Per una educazione portata alle radici dell’umano”)

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NON UNA DI MENO – COMUNICATO STAMPA

NON UNA DI MENO-MILANO
Comunicato stampa
Presidio della rete Non una di meno Milano contro sessismo e razzismo in Rai
Mercoledì 22 marzo, ore 17.00, Corso Sempione 27 Milano
Lo scorso sabato pomeriggio è andata in onda su Rai1, la principale rete del servizio pubblico italiano, una puntata di “Parliamone sabato” con un servizio intitolato: “La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere. Sono rubamariti o mogli perfette?”. La polemica pubblica scatenatasi sui social network, per via dei contenuti e dei linguaggi particolarmente sessisti, razzisti e discriminatori, ha portato alla chiusura della trasmissione condotta da Paola Perego, per decisione del direttore Rai Antonio Campo Dall’Orto.
A distanza di soli 10 giorni dallo sciopero globale delle donne contro la violenza di genere, la rete Non Una Di Meno condanna ancora una volta la violenza mediatica insita nell’utilizzo di linguaggi sessisti, misogini e razzisti, che sono specchio di un pensiero che considera ancora le donne come esseri inferiori e figure ancillari rispetto all’uomo. Denunciamo la rappresentazione stereotipata di uomini e donne che la trasmissione ha messo in scena, ma che non costituisce un caso isolato. Tali rappresentazioni non restituiscono né rispettano la complessità dei soggetti reali, uomini e donne incluse.
La chiusura del programma “Parliamone sabato” è un atto doveroso, ma non sufficiente, così come non sono sufficienti le scuse da parte della presidente Rai, Monica Maggioni, e del direttore di Rai1, Andrea Fabiani, avvenute via twitter. Il pubblico di Rai1 del sabato pomeriggio non è raggiunto da twitter, dal web e dai social network, pertanto le scuse devono avvenire attraverso un canale che consenta di raggiungere anche quel pubblico.
La Rai è un servizio per cui i cittadini e le cittadine italiane pagano un canone, chiediamo pertanto che la qualità dei programmi e dell’informazione trasmessa sia adeguata alla spesa che il servizio televisivo costituisce per lo stato e alla missione di utilità pubblica cui deve attendere. La manifestazione di Roma del 26 novembre è stata ignorata e lo sciopero dell’8 marzo avvenuto in più di 50 paesi del mondo è stato sottovalutato. Accanto al problema della disinformazione vi è quello, altrettanto colpevole, del silenzio, trattamento spesso riservato al femminismo e alle soggettività che esprimono una voce non allineata al sistema culturale e sociale vigente.
Chiediamo anche che la Commissione di Vigilanza Rai e l’Ordine dei giornalisti svolgano il ruolo cui sono preposti, di verifica e controllo dell’informazione e dei programmi televisivi trasmessi.
Il linguaggio sessista e razzista alimenta un’immagine sociale degradata delle donne e nutre in questo modo la cultura della violenza. Non siamo disposte a tollerare nulla del genere: vogliamo narrazioni e linguaggi differenti, che siano inclusivi e rispettosi di tutte le soggettività.
Per questi motivi abbiamo organizzato il presidio davanti allo studio Rai di Milano mercoledì alle ore 17.
Ufficio Stampa
Non Una Di Meno Milano
Mail: nonunadimenomilano@gmail.com
Tel. Stefania 392.2634807
Eleonora 349.2542205
Silvia 389.8000797
Sito: http://www.nonunadimenomilanoblog.wordpress.com
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Twitter: NonUnaDiMenoMI

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Una giornata di lotta creativa

Scrive Gianluca Carmosino:

UNA GIORNATA DI LOTTA CREATIVA
‘Hanno costruito lentamente un percorso inedito e partecipato in molte città, senza appoggi da media e istituzioni, emerso con la grande manifestazione a Roma del 26 novembre. Hanno avvertito la risonanza con i movimenti di donne di altri paesi (dall’Argentina alla Polonia…), hanno continuato a camminare insieme, a gridare, a mettere in comune idee e proposte. Ora i gruppi e collettivi di donne di “Non una di meno” hanno scelto di riprendere in mano l’8 marzo per farne una giornata di lotta creativa, con lo sciopero generalizzato e globale delle donne. Quella contro il sessismo, ricorda Lea Melandri, resta una ribellione di straordinaria importanza per tutti e tutte in questi tempi cupi perché è contro “il fondamento di tutte le forme di dominio, servitù, violenza, disuguaglianza, che la storia ha conosciuto finora” ‘

Articolo pubblicato il 10.I.2017 su Comune.info-net, clicca qui

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