La donna e la madre: Melandri critica un articolo di Barbetta

‘Caro Pietro Barbetta, condivido solo in parte il tuo articolo.
Come è possibile che ci si richiami ancora esclusivamente alla figura materna quando si parla di sentimenti, di relazioni affettive coi bambini? Il libro di Sibilla Aleramo (Una donna), in cui già si faceva distinzione tra la donna e la madre, è del 1905! E poi c’è stata tutta la riflessione del femminismo su sessualità e maternità, sulla messa in discussione della centralità del materno…e così via. Per quanto riguarda corpi e sentimenti è stata la lontananza o assenza relazionale affettiva dei padri a creare ambivalenze pulsioni distruttive verso quell’unico corpo femminile ossessivamente presente dalla culla alla tomba nella vita degli uomini.’

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Riflessioni a margine di un interessante articolo di Pietro Barbetta.

Articolo pubblicato il 1 agosto 2016 su La27ora
“Non ho potuto fare a meno di estendere la stessa analisi –l’avversario che diventa nemico da annientare, l’esistenza di un inconscio sociale che veicola patologia sistemica, ecc.-alla storia di un dominio come quello maschile e alle sue ricorrenti esplosioni di violenza manifesta contro le donne. Si tratta dell guerra di un sesso contro l’altro, mai dichiarata ma con effetti devastanti e duraturi per quanto riguarda l’esistenza materiale e simbolica di quella metà dell’umano che è stata considerata più prossima alla natura e all’animalità. Che differenza passa tra la mano di un marito, fidanzato, amante, fratello, che per colpire la donna, sotto la spinta di quella legge di sopravvivenza che Elias Canetti definisce mirabilmente “morte tua, vita mia”, e quella del giovane reso folle dall’odio per il nemico, reale o immaginario, che gli rende insopportabile la vita?”

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