Perché ha ancora senso dirsi femministe

‘Mentre si va sempre più diffondendo l’attenzione agli stereotipi del maschile e del femminile, e alle cosiddette ‘problematiche di genere’, nessuno sembra essersi accorto che se c’è uno stereotipo duraturo è proprio il femminismo, la rivoluzione delle coscienze che ha messo a tema il rapporto di potere tra i sessi e la cultura che lo ha trasmesso lungo una storia millenaria.
Effetto dell’ignoranza o di una volontaria messa sotto silenzio, la banalizzazione e gli storpiamenti che hanno subito le teorie e le pratiche del movimento delle donne, da cinquant’anni a questa parte, appaiono incomprensibili se messi a confronto con il profluvio di parole come gender, trans gender, queer, lgbtq, che oggi occupano il dibattito pubblico e di cui sembra essersi persa l’origine.
Ho pensato perciò che non fosse inutile richiamare alcuni dei passaggi che hanno fatto della cultura femminista la critica più radicale alla politica tradizionalmente intesa, alla divisione sessuale del lavoro e a un modello di civiltà distruttivo nei suoi fondamenti, oggi più visibili che in passato.

Alla domanda “perché ha ancora senso dirsi femministe’, risponderei così:’

Per leggere l’intervento completo di Lea su La27esimaora del 12.X.2016, clicca qui.

Disponibile anche in finlandese, clicca qui

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