Oggi (10 aprile 2017) alla Libera Università delle Donne di Milano

“Ma la scoperta o la presa di coscienza più importante per chi cominciava allora il suo insegnamento, era l’aprirsi di una prospettiva nuova: partire dall’esperienza di ognuno, riportare dentro le aule la vita in tutti i suoi aspetti, creare le condizioni per poterla raccontare farne oggetto di riflessione insieme agli altri. Voleva dire legittimarsi a portare allo scoperto tutto ciò che era rimasto fino allora ‘il sottobanco’,
dare voce al “ragazzo vivo”, contrapposto al “ragazzo scolastico”, per usare l’espressione di uno dei miei allievi della scuola media di Melegnano.
In sintesi, le acquisizioni più importanti si possono così riassumere:
-Messa in discussione dell’astrattezza del soggetto che parla attraverso la storia e la cultura, tradizionalmente intese, soprattutto quella scolastica dei manuali; un essere scorporato –non di fatto ma nel modo di percepirsi, di rappresentarsi-, rispetto ad alcune delle condizioni materiali, inalienabili dell’esistenza: l’eredità biologica e psichica, le condizioni sociali ed economiche, le potenziali espressive che passano attraverso il corpo, ecc.
-Necessità di interrogare la vita personale –le vicende riguardanti l’infanzia, i sentimenti e i sogni che restano nascosti nel mondo interno di ogni singolo-, nella convinzione che nel vissuto di ognuno ci sia una parte importante di storia non scritta, ancora da indagare.
-La convinzione che questi interrogativi non riguardassero solo i soggetti in formazione, gli allievi, ma prima di tutto gli adulti, uomini e donne.
(L.M., “Corpo, individuo e legame sociale. Per una educazione portata alle radici dell’umano”)

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